Paolo Piccini: innovatore ed esempio di umanità


Abbiamo voluto ricordare il precursore dei carburanti alternativi attraverso le parole del figlio Marco.

Lo scorso 20 aprile ci ha lasciati Paolo Piccini, un grande imprenditore del nostro tempo e dal 1973 socio di Federmetano. Le sue intuizioni, il suo impegno e la grande passione che guidava il suo operato lo hanno reso un pioniere nel settore dei carburanti alternativi. Fu sua l’idea di portare, alla fine degli anni ’60, GPL e gas metano nell’Aretino, ponendo le basi per quella che oggi è un’azienda solida e conosciuta.

La volontà di affrontare nuove sfide, la tenacia e un’innata abilità imprenditoriale coesistevano in lui con la capacità di creare legami autentici, basati sul rispetto reciproco e su sincero affetto, perché il capitale che Paolo Piccini aveva investito nella sua attività, oltre che materiale, era umano.


Marco Piccini ci ha raccontato l’imprenditore e l’uomo che era suo padre:

Paolo Piccini è considerato un pioniere dei carburanti alternativi. Qual è la sua storia? Qual è la storia dell’azienda “Paolo Piccini Spa“?
Mio padre fin da giovane ha sempre avuto la passione dei motori, ha lavorato fino ai 30 anni come meccanico presso un’officina locale, poi nel ‘68 iniziò la propria avventura imprenditoriale, che all’inizio consisteva nella installazione di impianti a gas sulle autovetture che trasformava a GPL e metano nel proprio garage di casa; contemporaneamente avviava il primo impianto di rifornimento nella stessa area dove ha sede attualmente la nostra azienda. Ebbe l’intuizione che la condotta del metano SNAM transitante nel proprio terreno poteva rappresentare un’opportunità e, come è sempre avvenuto anche in seguito, non ci ha pensato due volte a partire, arrivando a creare l’azienda che oggi conoscono in molti.

Intuitivo e appassionato ma anche capace di dare vita a una realtà solida e duratura. Che tipo di imprenditore era Paolo Piccini?
Come ho detto aveva un grande intuito, una grande motivazione e tanta passione. Ha dovuto superare anche momenti delicati, quando ha sostenuto i primi investimenti senza garanzie di un risultato scontato. Ma la sua determinazione non è mai venuta meno. Lui e la sua azienda erano una cosa sola, sempre animato dalla volontà di migliorarla, ampliarla e affrontare nuove sfide.

Che rapporto aveva con i suoi dipendenti?
Mio padre ha sempre ritenuto i suoi dipendenti come una grande famiglia, ha avuto con loro un rapporto franco e confidenziale, ma anche di reciproco rispetto. Molti di essi gli sono stati al fianco per decenni, condividendo e affrontando insieme nuove attività. Credo che tutti loro soffrano la sua mancanza e ne conservino un affettuoso ricordo.

Qual è l’eredità più grande che ha lasciato?
Oltre all’azienda che rappresenta un orgoglio per tutti noi, per i dipendenti e per il territorio, credo che abbia lasciato a chi l’ha conosciuto un esempio di umanità, di dedizione al lavoro, determinazione nell’affrontare nuove sfide con impegno e serietà.



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